Pensione di reversibilità, pensione indiretta, indennità morte: INPS cambia tutto

Vediamo qual è la normativa e quali sono le novità per quello che riguarda la pensione di reversibilità e la pensione indiretta.

La pensione di reversibilità è proprio quella pensione che spetta al coniuge superstite.

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Infatti quando un coniuge muore per l’altro coniuge è sicuramente un grande momento di dolore e anche di difficoltà.

Le differenze e le normative

Ma la difficoltà oltre che essere emotiva e psicologica è anche economica.

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Proprio per questo alla morte di un coniuge l’altro coniuge ha diritto alla pensione di reversibilità. In teoria la pensione di reversibilità non dovrebbe valere quasi mai il 100% della pensione percepita dal lavoratore ormai pensionato che è morto. Infatti la pensione di reversibilità di norma vale il 60%. Ma proprio per questioni reddituali la pensione di reversibilità può diminuire anche tanto. La pensione di reversibilità non scende mai a zero a meno che il coniuge superstite non si risposi ma proprio a causa del reddito può scendere anche moltissimo. Invece è completamente diversa la questione della pensione indiretta. Infatti la pensione indiretta arriva quando ad essere deceduto non è un pensionato ma è un lavoratore.

Pensione indiretta

Qui la situazione è completamente diversa perché il defunto è un lavoratore che non ha ancora maturato il diritto alla pensione. In questo caso quindi non spetta la pensione di reversibilità ma spetta la pensione indiretta. Infatti la pensione di reversibilità è un riflesso della pensione di cui il coniuge defunto già godeva mentre invece la pensione indiretta è semplicemente un modo per non far sfumare tutti i contributi versati dal lavoratore che è deceduto. Tuttavia oggi la pensione in diretta è limitata in molti modi. Innanzi tutto c’è un primo vincolo che si chiama dell’anzianità assicurativa. Infatti per poter avere la pensione in diretta il deceduto deve aver maturato almeno 15 anni di anzianità. In sostanza il primo contributo versato dal lavoratore deve avere una distanza temporale pari ad almeno 15 anni rispetto alla data della morte.

I requisiti ed indennità di morte

Un altro requisito è proprio quello della contribuzione. Infatti ovviamente la contribuzione deve essere di almeno 5 anni. Se il lavoratore defunto non ha nemmeno cinque anni di contributi, al coniuge superstite non spetta la pensione indiretta quindi sostanzialmente se il coniuge deceduto non aveva tre anni di contribuzione versati o non aveva 15 anni di anzianità assicurativa c’è qualche cosa di diverso che si chiama indennità di morte. L’indennità di morte scatta proprio nel caso in cui il coniuge superstite non ha diritto alla pensione di reversibilità e non ha diritto nemmeno alla pensione indiretta.