Tumori al colon: la notizia che sconvolge e quello che sappiamo su queste cellule

Tumori al colon, la notizia che sconvolge e quello che sappiamo su queste cellule: ecco le nuove informazioni dai ricercatori.

Come tutti i tumori, purtroppo, anche quello al colon causa parecchie sofferenze a diversi malati; nello specifico, questo tipo di patologia rappresenta (come si legge su Humanitas) il 10% di tutti i tumori diagnosticati nel mondo, nonché il secondo più frequente per uomini e donne (dopo il tumore alla prostata e quello alla mammella).

(foto: humanitas.it).

Di recente però, nuovi studi avrebbero portato a tutti quanti una buonissima notizia; ecco quali sono state le recenti scoperte delle cellule responsabili della recidiva, i ricercatori lo spiegano.

Tumori al colon, nuove scoperte: la notizia che sconvolge

I tumori dell’intestino colpiscono soprattutto il colon, e più di rado anche il piccolo intestino e il canale anale (il retto); la maggior parte si sviluppa nel colon-retto a causa polipi (adenomi), dal potenziale maligno o meno.

Una ricerca internazionale su questo timo di tumore, pubblicata di recente sulla rivista Nature (come riporta Il Messaggero) pare però aver trovato una possibile debolezza della metastasi; i ricercatori, guidati dal biologo spagnolo Eduard Batlle, hanno infatti finalmente individuato le cellule maligne rilasciate dal cancro al colon, cosa che invece fino a questo momento non era stata fatta.

Il team di ricerca ha dunque sviluppato un nuovo metodo per vedere anche le metastasi più piccole, composte magari solamente da un gruppo di tre o quattro cellule; un passo avanti notevole nella ricerca, che potrebbe davvero aiutare nelle cure di questo tumore.

Le cellule che il team del prof. Batlle (Istituto di ricerca biomedica di Barcellona) ha identificato rimangono nascoste in altri organi, come il fegato o un polmone, e producono dei tumori secondari fatali; per questo, il biologo crede che la recente scoperta avrà un effetto indicativo sul trattamento di questo tumore e le cure specifiche.

Nel colon, il tumore primario aziona uno “schermo” formando un microambiente con vasi sanguigni e materiale cellulare fibroso; in questo modo le cellule tumorali vengono protette dalle difese dell’organismo, anche se ci sarebbe un modo per “attaccarle” prima.

(foto: insalutenews.it).

“Cellule ad alta recidiva arrivano nude nel fegato o nei polmoni. Non hanno ancora il loro microambiente tumorale. C’è una finestra di opportunità per farli notare dal sistema immunitario spiega ancora Batlle, rivelando come si sia sperimentato su alcuni topi con tumori localizzati l’iniezione dell’immunoterapia standard per ripulire le cellule tumorali distaccate residue, per poi rimuovere il tumore primario.

Al momento, gli studi sui topi sembrano dare segnali incoraggianti, vista la guarigione; l’effetto sull’essere umano è ancora da dimostrare ma si è aperta sicuramente una nuova prospettiva per la cura di questo tumore.